Oggi piccolo mio è un giorno particolare che vorrei raccontarti.
Chissà magari quando leggerai queste righe non esisterà quell’immenso e variegato spazio che è Twitter.
Twitter è un luogo ideale che permette a tantissime persone di ogni parte del mondo di scambiarsi e condividere idee, pensieri.
Come nella vita reale anche su Twitter siamo noi a decidere, per ciò che abbiamo a disposizione, se adattarci alla normalità o se provare a fare qualcosa di speciale.
Grazie a Twitter il mondo ha conosciuto cose che leggerai sui libri di storia, come le rivoluzioni nel nord africa che sono in atto ancora oggi mentre ti scrivo.
mercoledì 29 febbraio 2012
Ti voglio bene così!!!
E poi allarghi le braccia ed io ti dico che sei dolce come una torta. Tu ridi e mi dici "nche ttu!" e io mi chiedo se sia passato un ciclone dentro casa o se è stata una magia che in un attimo ti ha fatto diventare un gran chiacchierone, insegnandoti tutte quelle parole che combini con arte per lasciarci di stucco.
Ieri sera mentre camminavo tra il bagno e la camera è stata come un lampo quella sensazione che la presenza di te stia diventando sempre più grande: ti imitiamo quando non sei con noi, in macchina penso sempre che tu sia li pronto a chiedermi di riascoltare Pryntil o qualche altro pezzo di Vinicio che tanto ti piace.
Tu che fai da messaggero di baci tra la mamma e papà, ogni giorno ci dimostri di essere un dono sempre nuovo, un'infinita meraviglia, amore incondizionato non scordarti mai che ti voglio bene così!
Ieri sera mentre camminavo tra il bagno e la camera è stata come un lampo quella sensazione che la presenza di te stia diventando sempre più grande: ti imitiamo quando non sei con noi, in macchina penso sempre che tu sia li pronto a chiedermi di riascoltare Pryntil o qualche altro pezzo di Vinicio che tanto ti piace.
Tu che fai da messaggero di baci tra la mamma e papà, ogni giorno ci dimostri di essere un dono sempre nuovo, un'infinita meraviglia, amore incondizionato non scordarti mai che ti voglio bene così!
Quelle calde giornate di febbraio
Arrivano ciclicamente, senza che te lo possa aspettare, quelle strane giornate di febbraio che ti sembrano primavera.
Sono quei giorni in cui il riflesso del sole sugli ultimi rimasugli di neve quasi infastidisce la vista.
Sono quei giorni in cui il riflesso del sole sugli ultimi rimasugli di neve quasi infastidisce la vista.
venerdì 17 febbraio 2012
Una donna meravigliosa
In tutto questo tempo, piccolo mio, non ti ho parlato mai di Lei, non ti ho mai raccontato ma una serie di circostanze mi hanno portato oggi a farlo per due motivi: il primo, è ovvio, è perché tu lo legga mentre il secondo, è perché lei se lo ricordi.
Era una mattina quando ci siamo sentiti per telefono: io ero via e lei a casa e piangeva di gioia perché quella notte nel mondo era cambiato qualcosa ed Obama era diventato il nuovo presidente degli Stati Uniti. Quello stesso giorno, ma di sera, uno strano oggetto ci ha detto che da un mesetto, senza saperlo, era diventata tua madre.
Da quel giorno è iniziato il vostro dialogo interiore, Lei ti ha raccontato la sua vita, ti ha nutrito per la sua stessa bocca, ha fatto vibrare il tuo corpo con il battito del suo cuore, il fremito delle sue emozioni, il singhiozzo delle lacrime, il sobbalzare delle risate...ti ha cullato con la sua musica preferita, per tante mattine vi siete cullati nelle melodie dei dischi ai quali era più legata e riempiva di carezze la sua pancia perché tu potessi sentirle.
Ora noi siamo così felici per quell'amore incondizionato che ogni giorno ci dai, ma non ci sarebbe giustizia se non ti scrivessi che quella mamma che tu stai amando è una donna meravigliosa.
Vorrei raccontarti di quando ci siamo conosciuti, dei pomeriggi passati al parco sdraiati a pancia in su a parlare e ad ascoltare musica improbabile. Di quando andandocene via con l'avanzare della sera ci chiedevamo se quell'albero vibrasse davvero o fosse solo un'illusione ottica. Così, in quell'estate indimenticabile in cui l'ho conosciuta, abbiamo scoperto di amarci.
Quell'estate le si è aperta a me, raccontandomi la sua vita, facevamo notte fonda raccontandoci la nostra storia. Eravamo tanto giovani...io ero uno stupido studentello universitario in procinto di cominciare il servizio civile mentre ai miei occhi lei aveva già visto e fatto così tanto...
Lei è forte, sai amore...e io l'ammiro da sempre, per la sua naturale capacità di mettere tutta se stessa in ciò che fa, per il suo senso del dovere, per l'impegno e l'energia.
Da lei ho imparato tanto e per tante cose è un esempio ed un modello che non so se sarò mai in grado di raggiungere.
Come un'abile fioraia mi ha insegnato a coltivare le mie passioni, a farle crescere rigogliose e quando queste parole le arriveranno, vorrei che sapesse che mi chiedo se sia mai stato in grado di darle quanto lei ha dato a me.
Per questo e per tanti, forse infiniti altri motivi lei è la donna che amo e ancor di più lei è e sempre sarà la donna della mia vita.
Tua madre, piccolo mio, è un capitano coraggioso che spesso si caccia nelle più improbabili avventure e si trova sola a dover affrontare tante difficoltà ma lei lotta e non si arrende anche quando tutto le sembra avverso e passa notti insonni e tormentate ma sono sicuro che non starebbe bene a navigare in acque tranquille, tenendo lo sguardo all'orizzonte.
Io finisco per guardarla e chiedermi come fa e a vedermi come il suo porto, che l'aspetta e l'accoglie trionfante sia che torni piena di tesori oppure aggrappata a stento ad una scialuppa.
Era una mattina quando ci siamo sentiti per telefono: io ero via e lei a casa e piangeva di gioia perché quella notte nel mondo era cambiato qualcosa ed Obama era diventato il nuovo presidente degli Stati Uniti. Quello stesso giorno, ma di sera, uno strano oggetto ci ha detto che da un mesetto, senza saperlo, era diventata tua madre.
Da quel giorno è iniziato il vostro dialogo interiore, Lei ti ha raccontato la sua vita, ti ha nutrito per la sua stessa bocca, ha fatto vibrare il tuo corpo con il battito del suo cuore, il fremito delle sue emozioni, il singhiozzo delle lacrime, il sobbalzare delle risate...ti ha cullato con la sua musica preferita, per tante mattine vi siete cullati nelle melodie dei dischi ai quali era più legata e riempiva di carezze la sua pancia perché tu potessi sentirle.
Ora noi siamo così felici per quell'amore incondizionato che ogni giorno ci dai, ma non ci sarebbe giustizia se non ti scrivessi che quella mamma che tu stai amando è una donna meravigliosa.
Vorrei raccontarti di quando ci siamo conosciuti, dei pomeriggi passati al parco sdraiati a pancia in su a parlare e ad ascoltare musica improbabile. Di quando andandocene via con l'avanzare della sera ci chiedevamo se quell'albero vibrasse davvero o fosse solo un'illusione ottica. Così, in quell'estate indimenticabile in cui l'ho conosciuta, abbiamo scoperto di amarci.
Quell'estate le si è aperta a me, raccontandomi la sua vita, facevamo notte fonda raccontandoci la nostra storia. Eravamo tanto giovani...io ero uno stupido studentello universitario in procinto di cominciare il servizio civile mentre ai miei occhi lei aveva già visto e fatto così tanto...
Lei è forte, sai amore...e io l'ammiro da sempre, per la sua naturale capacità di mettere tutta se stessa in ciò che fa, per il suo senso del dovere, per l'impegno e l'energia.
Da lei ho imparato tanto e per tante cose è un esempio ed un modello che non so se sarò mai in grado di raggiungere.
Come un'abile fioraia mi ha insegnato a coltivare le mie passioni, a farle crescere rigogliose e quando queste parole le arriveranno, vorrei che sapesse che mi chiedo se sia mai stato in grado di darle quanto lei ha dato a me.
Per questo e per tanti, forse infiniti altri motivi lei è la donna che amo e ancor di più lei è e sempre sarà la donna della mia vita.
Tua madre, piccolo mio, è un capitano coraggioso che spesso si caccia nelle più improbabili avventure e si trova sola a dover affrontare tante difficoltà ma lei lotta e non si arrende anche quando tutto le sembra avverso e passa notti insonni e tormentate ma sono sicuro che non starebbe bene a navigare in acque tranquille, tenendo lo sguardo all'orizzonte.
Io finisco per guardarla e chiedermi come fa e a vedermi come il suo porto, che l'aspetta e l'accoglie trionfante sia che torni piena di tesori oppure aggrappata a stento ad una scialuppa.
martedì 14 febbraio 2012
Tra le pagine di un libro
E' così bello andare in libreria a scegliere un nuovo libro, cercare una favola, delle belle illustrazioni, magari tante finestrelle da scoprire ed immaginare quanto ti potrebbe piacere.
Ci penso e mi chiedo quanto durerà: se saremo in grado di trasmetterti l'amore per i libri, se un giorno ti troveremo a curiosare in mezzo ai nostri in cerca di qualcosa da leggere.
Non sono cresciuto in una famiglia di lettori ed in casa mia c'era ben poco. Ricordo il primo libro che ho ricevuto in regalo (non le favole da bambini ma un libro vero) e fu "L'isola del tesoro" di Stevenson.
Mi sembrava così strano...e così grande da tenere in mano ed era così lungo che mi chiedevo se sarei mai stato in grado di leggerlo...ci provai...ma dopo poco lo abbandonai.
Il secondo fu "Mille leghe sotto i mari" e poi "Il giro del mondo in 80 giorni" e con Verne trovammo ci trovammo quasi subito d'accordo...
"L'isola del tesoro" lo ripresi qualche anno dopo il suo arrivo in casa. Ricordo di averlo letto tutto d'un fiato e di aver imparato una regola molto importante per la mia vita di lettore, ossia: non sempre il momento in cui un libro arriva in casa è anche il momento per cominciare a leggerlo.
La mia memoria di lettore poi mi porta alle medie dove ho conosciuto il fantasy...ricordo le attese per i libri di Terry Brooks, troppo lunghe rispetto alla velocità alla quale mi divoravo quello che scriveva.
Mi ricordo notti passate leggendo e sognando di scoprire anch'io di avere qualcosa di magico in me, essere per un momento unico e speciale. Mi immaginavo immerso in quei lunghissimi viaggi, sognavo la stanchezza, il caldo riparo dei rifugi. Ricordo personaggi ristorarsi mangiando formaggio e bevendo birra calda e sebbene per le bevande non potessi fare troppo, in quel periodo in casa il gruviera era uno dei miei piatti preferiti!
Poi ho letto tanto altro ma senza più sentire quella scintilla. Ho letto tanto di tutto ma forse solo per evadere fino a che ho trovato la mia strada di lettore adulto, quando grazie a Lei ho scoperto Pennac e poi Benni...
Li è cambiato qualcosa, le emozioni si sono fatte trascinanti, le storie una corrente impetuosa dentro cui gettarmi per uscirne felice, sognante, comunque scosso.
Sembra ieri eppure da allora ne è passato di tempo e la libreria ha aumentato gli scaffali e diminuito gli spazi vuoti.
Tutti quei libri sono il nostro tesoro più prezioso, quello a cui non rinunceremmo mai, quello che vorremmo ci seguisse nel tempo.
La tua strada di lettore piccolo mio deve ancora cominciare. Non sappiamo come sarà: se dritta, tortuosa, lunga, corta...non sappiamo che strade prenderai, cosa incontrerai...di certo ci saranno cose diverse magari avremo degli ebook, vorrai i libri interattivi da scaricare su un iPad, ma sogno di scoprirti in quel momento di totale trasporto, in cui ti troverai immerso in mondi fantastici a vivere le tue storie da protagonista.
Ci penso e mi chiedo quanto durerà: se saremo in grado di trasmetterti l'amore per i libri, se un giorno ti troveremo a curiosare in mezzo ai nostri in cerca di qualcosa da leggere.
Non sono cresciuto in una famiglia di lettori ed in casa mia c'era ben poco. Ricordo il primo libro che ho ricevuto in regalo (non le favole da bambini ma un libro vero) e fu "L'isola del tesoro" di Stevenson.
Mi sembrava così strano...e così grande da tenere in mano ed era così lungo che mi chiedevo se sarei mai stato in grado di leggerlo...ci provai...ma dopo poco lo abbandonai.
Il secondo fu "Mille leghe sotto i mari" e poi "Il giro del mondo in 80 giorni" e con Verne trovammo ci trovammo quasi subito d'accordo...
"L'isola del tesoro" lo ripresi qualche anno dopo il suo arrivo in casa. Ricordo di averlo letto tutto d'un fiato e di aver imparato una regola molto importante per la mia vita di lettore, ossia: non sempre il momento in cui un libro arriva in casa è anche il momento per cominciare a leggerlo.
La mia memoria di lettore poi mi porta alle medie dove ho conosciuto il fantasy...ricordo le attese per i libri di Terry Brooks, troppo lunghe rispetto alla velocità alla quale mi divoravo quello che scriveva.
Mi ricordo notti passate leggendo e sognando di scoprire anch'io di avere qualcosa di magico in me, essere per un momento unico e speciale. Mi immaginavo immerso in quei lunghissimi viaggi, sognavo la stanchezza, il caldo riparo dei rifugi. Ricordo personaggi ristorarsi mangiando formaggio e bevendo birra calda e sebbene per le bevande non potessi fare troppo, in quel periodo in casa il gruviera era uno dei miei piatti preferiti!
Poi ho letto tanto altro ma senza più sentire quella scintilla. Ho letto tanto di tutto ma forse solo per evadere fino a che ho trovato la mia strada di lettore adulto, quando grazie a Lei ho scoperto Pennac e poi Benni...
Li è cambiato qualcosa, le emozioni si sono fatte trascinanti, le storie una corrente impetuosa dentro cui gettarmi per uscirne felice, sognante, comunque scosso.
Sembra ieri eppure da allora ne è passato di tempo e la libreria ha aumentato gli scaffali e diminuito gli spazi vuoti.
Tutti quei libri sono il nostro tesoro più prezioso, quello a cui non rinunceremmo mai, quello che vorremmo ci seguisse nel tempo.
La tua strada di lettore piccolo mio deve ancora cominciare. Non sappiamo come sarà: se dritta, tortuosa, lunga, corta...non sappiamo che strade prenderai, cosa incontrerai...di certo ci saranno cose diverse magari avremo degli ebook, vorrai i libri interattivi da scaricare su un iPad, ma sogno di scoprirti in quel momento di totale trasporto, in cui ti troverai immerso in mondi fantastici a vivere le tue storie da protagonista.
sabato 28 gennaio 2012
Ritratto di famiglia
Come sei cresciuto, piccolo mio, in questi giorni diventa sempre più evidente quando parliamo e le tue domande si fanno sempre più curiose, quando le tue parole aumentano ed esprimono un ventaglio di emozioni che diventa sempre più ampio.
Ogni giorno è un passo, una scoperta, una nuova dichiarazione d'amore che ci fai.
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Quando mi hai detto "mancato...tanto, tu", quando allarghi le braccia più che puoi per dirle quanto le vuoi bene non possiamo far altro che continuare a stupirci come ogni volta che inventi un modo per raffigurarci tutti assieme. I tuoi ritratti di famiglia sono capolavori!
Questi siamo noi tre come ci hai voluto raffigurare.
Ogni giorno è un passo, una scoperta, una nuova dichiarazione d'amore che ci fai.
Quando mi hai detto "mancato...tanto, tu", quando allarghi le braccia più che puoi per dirle quanto le vuoi bene non possiamo far altro che continuare a stupirci come ogni volta che inventi un modo per raffigurarci tutti assieme. I tuoi ritratti di famiglia sono capolavori!
Questi siamo noi tre come ci hai voluto raffigurare.
sabato 21 gennaio 2012
Mentre
Siamo nel letto, a casa dei nonni.
Spiderman già dorme, ma tu non ne vuoi sapere e mentre ti accarezzo tu ti giri e mi schiacci il palmo della mano contro la bocca.
Non so perché ma mi viene da ridere...e anche a te...così ridiamo insieme per un po'.
Spiderman già dorme, ma tu non ne vuoi sapere e mentre ti accarezzo tu ti giri e mi schiacci il palmo della mano contro la bocca.
Non so perché ma mi viene da ridere...e anche a te...così ridiamo insieme per un po'.
giovedì 19 gennaio 2012
Come creare un uragano con tre parole
A volte non servono cose incredibili per toccare il cuore di una persona e aprire un mondo di nuove sensazioni.
A volte serve solo mettere in fila tre parole, imparate in momenti diversi e che posizionate nel giusto ordine possono cambiarti la giornata.
Per scatenare tutto è stato sufficiente pronunciare la formula magica: "Piccolo ora papà (o mamma a scelta) deve andare a lavoro" ed eccole arrivare: "no...qui...insieme..." e tutto cambia.
Cambia, da una parte in meglio, perchè ogni dichiarazione d'amore fatta a parole da un figlio ti scalda dentro come una fiamma improvvisa tra le braci di un camino, ma dall'altra ti lascia un segno perchè non puoi andare via senza un tuffo al cuore.
Oggi, piccolo mio, quando mi hai messo in mano uno stipendio immaginario per farmi rimanere con te mi hai donato un tesoro inestimabile che racconto qui per imprimere una traccia di quel momento.
A volte serve solo mettere in fila tre parole, imparate in momenti diversi e che posizionate nel giusto ordine possono cambiarti la giornata.
Per scatenare tutto è stato sufficiente pronunciare la formula magica: "Piccolo ora papà (o mamma a scelta) deve andare a lavoro" ed eccole arrivare: "no...qui...insieme..." e tutto cambia.
Cambia, da una parte in meglio, perchè ogni dichiarazione d'amore fatta a parole da un figlio ti scalda dentro come una fiamma improvvisa tra le braci di un camino, ma dall'altra ti lascia un segno perchè non puoi andare via senza un tuffo al cuore.
Oggi, piccolo mio, quando mi hai messo in mano uno stipendio immaginario per farmi rimanere con te mi hai donato un tesoro inestimabile che racconto qui per imprimere una traccia di quel momento.
sabato 14 gennaio 2012
Perchè un giorno tu possa capirmi
Il 2012 ha portato già qualche novità ma, soprattutto, ha chiuso il capitolo della mia "precarietà".
Novembre e Dicembre sono stati due mesi durissimi per me, preso dall'ansia di non sapere nulla del mio futuro, dalla paura di cadere nel buio del dolore di essere nuovamente scartato da un posto, con l'animo attorcigliato da domande senza risposta come "ho fatto davvero tutto il possibile?" o "è stata colpa mia?"...insomma: la paura di trovarmi a vivere sensazioni già provate con la consapevolezza di non essere nuovamente in grado di affrontarle.
Poi il 19 dicembre ho saputo che non sarebbe andata così ed è stato bello sentirmi riconoscere finalmente dei meriti, è bellissimo pensare di poter crescere nelle mie passioni avendo la certezza di una base che mi tiene su.
Potrò continuare con i miei progetti nel sociale, con la falegnameria, potrò iniziare qualche esperienza nella formazione insomma posso continuare la mia strada con tanti pensieri in meno.
Però...
Però c'è che siamo partiti in 19 con questo contratto di apprendistato, in posti diversi è vero, ma condividendo i corsi, le esperienze, le dinamiche di questa strana azienda, strana come tutte perchè temo non ne esista una senza contraddizioni.
Siamo partiti in 19 eppure ora ne conto solo 13.
Anche per questo novembre e dicembre sono stati due mesi dolorosi. Perchè sono stati anche i mesi della consapevolezza e dell'addio, i mesi della rabbia trattenuta.
Mi guardo indietro e ripenso alla gioia che provai il giorno che mi proposero questo contratto, quando di li a poco tu saresti nato e avere una stabilità di quasi tre anni mi è sembrata un dono del cielo.
Sapevo che le cose sarebbero potute andare così, sapevo che l'azienda avrebbe ad un certo momento fatto delle scelte che non necessariamente avrebbero incluso tutti noi...
Quello che non sapevo era che sarebbe stato così doloroso. Non sapevo che avrei sentito dentro di me quello che proprio non so come chiamare se non senso di colpa, nel pensare che a me in qualche modo le cose sono andate bene mentre a qualcun altro no sebbene sia convinto che fosse altrettanto meritevole.
Razionalmente lo so che ci sono scelte che non dipendono da noi, ma la ragione non è stata sufficiente a scrollarmi di dosso un dolore che fatico a sfogare e che pago fisicamente ormai da un po'.
Per questo ti scrivo, piccolo mio, perchè grazie a te in queste pagine io proietto me stesso e provo a guardarmi e ad esteriorizzare i miei stati d'animo.
Ti scrivo perchè tu un giorno possa capirmi, nel profondo, perchè questi angoli di me non ti siano oscuri se non sarò capace di mostrarteli o di parlartene a voce, o semplicemente perchè sarò cambiato e vivrò le cose in modo diverso.
A dicembre ho realizzato che nel modo in cui andavano le cose tutti noi eravamo la riproduzione in piccolo di una terribile legge che governa il mondo di questi giorni, la legge più crudele eppure così radicata e sottile che spesso, forse sempre, ce ne dimentichiamo ossia che la nostra felicità in qualche modo ed in una parte più o meno grande si appoggia sul dolore di qualcun altro, la legge su cui si fonda il consumismo di quest'occidente che si sta mangiando piano piano il meglio di questa terra.
Non lo so come sarà quando tu sarai più grande, non so quando avrai la mia età, o comunque quando la vita ti permetterà di comprendere appieno il significato delle mie parole ma spero davvero che non sia più così, che esista un migliore equilibrio, che esistano il rispetto e la piena consapevolezza della realtà.
Io non lo so se la vita mi permetterà di fare qualcosa di concreto perchè questo accada.
Sai, vorrei spiegarti che in questi anni questo sistema ci ha costretto a fare tante rinunce. Ci ha costretto a continuare a pensare solamente a noi stessi perchè siamo rimasti a lungo senza certezze nè garanzie.
Vorrei che capissi che è per questo che per tanto tempo non sono mai stato in una piazza insieme a tanta altra gente a manifestare il desiderio di un cambiamento radicale.
Vorrei che tu sapessi che però questo non ci ha reso indifferenti ma che ci da dolore, acuito dalla consapevolezza della propria impotenza.
I miei ideali. Quelli che mi sono costruito col tempo grazie a tante tante cose: la mia meravigliosa compagna nonchè tua indescrivibile madre, tutte le cose che mi capitano e che mi sono capitate,l'università, le meravigliose persone che per fortuna mi circondano e tutte quelle che nella mia vita ho incrociato e che mi hanno toccato, i libri che ho letto e anche tu, proprio tu che mi hai cambiato la vita, ci sono e sono più che vivi nonostante tutto questo e sarà bellissimo quando tu ti costruirai i tuoi immaginare di poterli confrontare io, te e la mamma, renderci conto di come sarai cambiato e cresciuto e sarà epocale perchè già ora ogni passo che fai ci sembra una rivoluzione.
Mi auguro che un giorno tu possa leggere di un cambiamento partito con la primavera araba, gli indignati, occupy wall street nei libri di storia. Mi auguro che quello sia un capitolo meraviglioso.
Mi auguro che le pagine di questo blog ti siano nel cuore e che ti trasmettano un altro pezzo del mio amore per te.
Novembre e Dicembre sono stati due mesi durissimi per me, preso dall'ansia di non sapere nulla del mio futuro, dalla paura di cadere nel buio del dolore di essere nuovamente scartato da un posto, con l'animo attorcigliato da domande senza risposta come "ho fatto davvero tutto il possibile?" o "è stata colpa mia?"...insomma: la paura di trovarmi a vivere sensazioni già provate con la consapevolezza di non essere nuovamente in grado di affrontarle.
Poi il 19 dicembre ho saputo che non sarebbe andata così ed è stato bello sentirmi riconoscere finalmente dei meriti, è bellissimo pensare di poter crescere nelle mie passioni avendo la certezza di una base che mi tiene su.
Potrò continuare con i miei progetti nel sociale, con la falegnameria, potrò iniziare qualche esperienza nella formazione insomma posso continuare la mia strada con tanti pensieri in meno.
Però...
Però c'è che siamo partiti in 19 con questo contratto di apprendistato, in posti diversi è vero, ma condividendo i corsi, le esperienze, le dinamiche di questa strana azienda, strana come tutte perchè temo non ne esista una senza contraddizioni.
Siamo partiti in 19 eppure ora ne conto solo 13.
Anche per questo novembre e dicembre sono stati due mesi dolorosi. Perchè sono stati anche i mesi della consapevolezza e dell'addio, i mesi della rabbia trattenuta.
Mi guardo indietro e ripenso alla gioia che provai il giorno che mi proposero questo contratto, quando di li a poco tu saresti nato e avere una stabilità di quasi tre anni mi è sembrata un dono del cielo.
Sapevo che le cose sarebbero potute andare così, sapevo che l'azienda avrebbe ad un certo momento fatto delle scelte che non necessariamente avrebbero incluso tutti noi...
Quello che non sapevo era che sarebbe stato così doloroso. Non sapevo che avrei sentito dentro di me quello che proprio non so come chiamare se non senso di colpa, nel pensare che a me in qualche modo le cose sono andate bene mentre a qualcun altro no sebbene sia convinto che fosse altrettanto meritevole.
Razionalmente lo so che ci sono scelte che non dipendono da noi, ma la ragione non è stata sufficiente a scrollarmi di dosso un dolore che fatico a sfogare e che pago fisicamente ormai da un po'.
Per questo ti scrivo, piccolo mio, perchè grazie a te in queste pagine io proietto me stesso e provo a guardarmi e ad esteriorizzare i miei stati d'animo.
Ti scrivo perchè tu un giorno possa capirmi, nel profondo, perchè questi angoli di me non ti siano oscuri se non sarò capace di mostrarteli o di parlartene a voce, o semplicemente perchè sarò cambiato e vivrò le cose in modo diverso.
A dicembre ho realizzato che nel modo in cui andavano le cose tutti noi eravamo la riproduzione in piccolo di una terribile legge che governa il mondo di questi giorni, la legge più crudele eppure così radicata e sottile che spesso, forse sempre, ce ne dimentichiamo ossia che la nostra felicità in qualche modo ed in una parte più o meno grande si appoggia sul dolore di qualcun altro, la legge su cui si fonda il consumismo di quest'occidente che si sta mangiando piano piano il meglio di questa terra.
Non lo so come sarà quando tu sarai più grande, non so quando avrai la mia età, o comunque quando la vita ti permetterà di comprendere appieno il significato delle mie parole ma spero davvero che non sia più così, che esista un migliore equilibrio, che esistano il rispetto e la piena consapevolezza della realtà.
Io non lo so se la vita mi permetterà di fare qualcosa di concreto perchè questo accada.
Sai, vorrei spiegarti che in questi anni questo sistema ci ha costretto a fare tante rinunce. Ci ha costretto a continuare a pensare solamente a noi stessi perchè siamo rimasti a lungo senza certezze nè garanzie.
Vorrei che capissi che è per questo che per tanto tempo non sono mai stato in una piazza insieme a tanta altra gente a manifestare il desiderio di un cambiamento radicale.
Vorrei che tu sapessi che però questo non ci ha reso indifferenti ma che ci da dolore, acuito dalla consapevolezza della propria impotenza.
I miei ideali. Quelli che mi sono costruito col tempo grazie a tante tante cose: la mia meravigliosa compagna nonchè tua indescrivibile madre, tutte le cose che mi capitano e che mi sono capitate,l'università, le meravigliose persone che per fortuna mi circondano e tutte quelle che nella mia vita ho incrociato e che mi hanno toccato, i libri che ho letto e anche tu, proprio tu che mi hai cambiato la vita, ci sono e sono più che vivi nonostante tutto questo e sarà bellissimo quando tu ti costruirai i tuoi immaginare di poterli confrontare io, te e la mamma, renderci conto di come sarai cambiato e cresciuto e sarà epocale perchè già ora ogni passo che fai ci sembra una rivoluzione.
Mi auguro che un giorno tu possa leggere di un cambiamento partito con la primavera araba, gli indignati, occupy wall street nei libri di storia. Mi auguro che quello sia un capitolo meraviglioso.
Mi auguro che le pagine di questo blog ti siano nel cuore e che ti trasmettano un altro pezzo del mio amore per te.
venerdì 13 gennaio 2012
Noi non potevamo immaginare...
Forse perché erano solo le sei meno venti di mattina ed io mi stavo preparando per andare a lavoro e magari anche perché Lei ovviamente stava dormendo quando ti sei alzato di soprassalto dal letto, piangendo e gridando "novoglio!!!" ma io proprio non potevo restare li ancora per molto, perché dovevo fare colazione e a petto nudo in pieno inverno proprio non ci volevo stare.
Per questo abbiamo sorriso e ci siamo inteneriti quando Lei ti ha chiesto se volevi andare nel lettone, dato che piangevi e non ti calmavi, quando ti sei alzato di scatto e braccia al cielo hai detto "evviva!!!!".
Per questo abbiamo sorriso e ci siamo inteneriti quando Lei ti ha chiesto se volevi andare nel lettone, dato che piangevi e non ti calmavi, quando ti sei alzato di scatto e braccia al cielo hai detto "evviva!!!!".
Per tutto questo noi non sapevamo.
Non sapevamo che la notte dopo avremmo passato un'ora, a turni ed in coppia per convincerti a rimanere nel tuo letto, decantandone le qualità estetiche, lo splendido posizionamento e la necessità di tenere compagnia ad una squadra di peluche disperata all'idea di rimanere senza di te per una notte intera.
Orsetta teneva la testa sotto il suo micro cuscino, mentre il gufetto aveva gli occhi più spalancati del solito ma la tua tenacia nel resistere in piedi è stata realmente encomiabile.
Alla fine, dopo un'estenuante trattativa riguardante il racconto di una storia in cambio della tua disponibilità a sdraiarti ce l'abbiamo fatta!
Ora però che manca poco all'ora di fare la nanna, nessuno sa cosa succedera...
Buonanotte!
Ora però che manca poco all'ora di fare la nanna, nessuno sa cosa succedera...
Buonanotte!
mercoledì 11 gennaio 2012
Tutti a scuola!
È stato inutile non interrogarsi sulle emozioni che avrei provato entrando nell'asilo per l'incontro di "presentazione dell'offerta formativa".
È stato inutile far finta di niente, scherzarci anche un po' su per poi trovarsi una volta entrati a dover trattenere gli occhi lucidi dopo aver visto una ringhiera appendi giacche ad altezza bambino...
Così mentre metà del consiglio insegnanti si riuniva attorno ad un pc per cercare di far partire una presentazione con il grave problema che "ogni volta usiamo un pc diverso" i genitori messi a sedere su delle meravigliose seggioline rosse alte 30 cm possono verificare gli effetti dell'allungamento dell'età pensionabile per gli insegnanti!
A me tornano i ricordi del mio asilo che stava proprio di fronte casa del nonno Ninì...
Quando mi capita di passarci davanti mi sembra così piccolino, non ricordo bene come fosse fatto ma allora credevo fosse così grande con quella stanzona dove ci facevano dormire dopo pranzo, il giardino coi giochi, l'atrio dove alla recita di natale ricordo che indossavo uno smanicato di jeans con interno in finta pecora.
Vorrei ricordarmi qualcosa in più di allora oltre alla preoccupazione delle maestre per la mia passione verso il disegno di mostri di vario genere intenti a combattere guerre epocali e quella ringhiera alla quale rimasi appeso con tutta la forza che avevo mentre mio cugino Fabio e la maestra mi tiravano, un piede a testa, per convincermi ad entrare il primo giorno di asilo...io piangevo e gridavo all'ingiustizia come un condannato all'ergastolo ed alla fine ottenni di entrare un giorno dopo.
Così fu da quel episodio che nacque il periodo di ambientamento graduale all'asilo!
È stato inutile far finta di niente, scherzarci anche un po' su per poi trovarsi una volta entrati a dover trattenere gli occhi lucidi dopo aver visto una ringhiera appendi giacche ad altezza bambino...
Così mentre metà del consiglio insegnanti si riuniva attorno ad un pc per cercare di far partire una presentazione con il grave problema che "ogni volta usiamo un pc diverso" i genitori messi a sedere su delle meravigliose seggioline rosse alte 30 cm possono verificare gli effetti dell'allungamento dell'età pensionabile per gli insegnanti!
A me tornano i ricordi del mio asilo che stava proprio di fronte casa del nonno Ninì...
Quando mi capita di passarci davanti mi sembra così piccolino, non ricordo bene come fosse fatto ma allora credevo fosse così grande con quella stanzona dove ci facevano dormire dopo pranzo, il giardino coi giochi, l'atrio dove alla recita di natale ricordo che indossavo uno smanicato di jeans con interno in finta pecora.
Vorrei ricordarmi qualcosa in più di allora oltre alla preoccupazione delle maestre per la mia passione verso il disegno di mostri di vario genere intenti a combattere guerre epocali e quella ringhiera alla quale rimasi appeso con tutta la forza che avevo mentre mio cugino Fabio e la maestra mi tiravano, un piede a testa, per convincermi ad entrare il primo giorno di asilo...io piangevo e gridavo all'ingiustizia come un condannato all'ergastolo ed alla fine ottenni di entrare un giorno dopo.
Così fu da quel episodio che nacque il periodo di ambientamento graduale all'asilo!
lunedì 9 gennaio 2012
A Natale con il pioppo!
No, non abbiamo deciso di sostituire il meraviglioso albero (ovviamente finto!) con un esemplare di pioppo europeo ma semplicemente quest'anno i miei regali sono (felicemente) basati sul compensato fatto da con tavole di questo splendido albero!!!
Per vedere altre foto dei miei lavori....clicca qui!
Eccoli presentati!
Beh il primo regalo è quello per la casa ed è il mio tavolino soprannominato "3 stagioni" perchè ho iniziato a farlo questa estate ed è finito solo pochi giorni prima di Natale...quindi in pieno inverno!!!
Sono partito da qui: tagliando diverse tavole per realizzare le gambe poi lavorate a raspa, cartavetra e olio di gomito... poi è arrivato il ripiano che ha delle lavorazioni sui lati corti che danno movimento anche a questa parte...
Alla fine il tavolo è stato impregnato di color ocra e finito con poliuretanica bicomponente. Ed è venuto così...
Il secondo è il regalo per lei ed è una cornice portafoto, fatta tutta in compensato di pioppo, ritagliando i cuori con il seghetto alternativo!
Dopo una buona mano di turapori è stata rifinita con la cera...che profumo!!!!
Per ultimo il regalo per il nostro piccolo...una teatrino delle marionette!!!
Fatto con una cornice di compensato ricoperta con del bellissimo velluto e collegata ad un pannello posteriore a cui attaccare le eventuali scenografie!!!
Per le marionette...beh quelle le abbiamo acquistate!
Per vedere altre foto dei miei lavori....clicca qui!
mercoledì 28 dicembre 2011
Vorrei lasciare una traccia...
Io credo, piccolo mio, che ognuno di noi abbia dentro di sé il dono per realizzare qualcosa di unico e meraviglioso. Credo che ognuno nella sua vita abbia dentro di sé la capacità di dar vita ad un capolavoro.
Il capolavoro per me è quella traccia di noi che vogliamo lasciare in questo mondo, la traccia per la quale speriamo di essere ricordati, qualcosa che non abbia tempo o che ne abbia più di noi.
Ognuno a suo modo ha realizzato o realizzerà il proprio in modo concreto o ideale: che sia un'opera, un dipinto, una canzone o magari una poesia oppure anche solo un'immagine positiva di sé, il ricordo degli altri nella propria comunità.
Sarebbe bello davvero se tutti avessimo le stesse possibilità di mostrare al mondo il nostro capolavoro.
Io spero che quando realizzerai il tuo, possa essere così per te.
Io il mio forse l'ho fatto già ed è bello perché non è solo mio ma condiviso ed ora sarà un dono per tutte le persone a cui voglio bene e sarebbe bello che un giorno fosse qualcosa di più o meglio che sia il motore per dare forza alla creatività di altri.
Il mio capolavoro è la storia di una vita che ho promesso di raccontare perché non venisse cancellata dal tempo: è la storia del tuo bisnonno, è il ritorno alle radici, una favola avventurosa che ci ha permesso di essere qui oggi a realizzare i nostri sogni.
martedì 27 dicembre 2011
Buon Natale!!!
Buon Natale piccolo mio...
Te lo scrivo ora, mentre dormi sereno.
E' stato un Natale dolce e meraviglioso pieno di bellissime sorprese e regali pieni di amore.
Tu ci hai regalato tanto: ogni momento in cui ci hai meravigliato con nuove parole, dolci domande e...ordini perentori che i tuoi nonni non possono che seguire alla lettera.
Tu ci hai fatto un dono unico: hai unito due famiglie, due percorsi, due storie perchè diventassero una sola.
Tu hai dato un senso nuovo al nostro Natale, ai giorni passati a pensare quanto sarebbe stato bello vederti fremere davanti ai regali..."api! api!!!"
In queste tre meravigliose giornate che abbiamo passato insieme hai dato così tanto a tutti, che non basterà un anno e un altro Natale a ripagare.
Grazie!!!
Te lo scrivo ora, mentre dormi sereno.
E' stato un Natale dolce e meraviglioso pieno di bellissime sorprese e regali pieni di amore.
Tu ci hai regalato tanto: ogni momento in cui ci hai meravigliato con nuove parole, dolci domande e...ordini perentori che i tuoi nonni non possono che seguire alla lettera.
Tu ci hai fatto un dono unico: hai unito due famiglie, due percorsi, due storie perchè diventassero una sola.
Tu hai dato un senso nuovo al nostro Natale, ai giorni passati a pensare quanto sarebbe stato bello vederti fremere davanti ai regali..."api! api!!!"
In queste tre meravigliose giornate che abbiamo passato insieme hai dato così tanto a tutti, che non basterà un anno e un altro Natale a ripagare.
Grazie!!!
domenica 11 dicembre 2011
Guarda!
Devo ricaricare la fotocamera digitale da due giorni. Dopo un sacco di tempo che non la usavo, scavalcata per praticità dal telefono, in una sola serata la batteria è andata e noi siamo diventati oggetto di acrobatici scatti del nostro bambino.
È curioso e dolce vederlo a poco più di due anni con in mano la fotocamera ridere ad ogni scatto del flash dopo aver detto "...ecco!!".
Come saremo ai suoi occhi dietro l'obiettivo, intenti a decorare l'albero di natale?
Penso a quando lo completeremo con i regali, di più penso al regalo che lui ci da quando ci mostra la più pura ed inarrestabile creatività.
Che meraviglia. Noi non sappiamo più cosa sia prigionieri dei nostri schemi mentali, della nostra necessità di semplificare la realtà assordante che ci circonda. A Lui tutto questo ancora non serve e tutto ciò che vuole, anzi pretende, è un foglio e dei pastelli così mille linee curve diventano un mondo in cui tuffarsi, a cavallo di una moto con le ruote che girano a tutta velocità.
Lui ci insegna che ogni oggetto ha un uso nascosto, tra le sue mani appaiono cose che noi non riusciamo a vedere.
Un giorno mi indicava le foglie e quando gli ho chiesto che cosa facessero, lui mi ha detto "piangono" ed io sono rimasto a pensare al motivo per il quale potessero piangere, mi sono chiesto cosa sentisse Lui.
Ti vorrei con me piccolo mio, quando lavoro il legno: vorrei regalarti percorsi immaginari e costruire i tuoi disegni, dare materia alla tua fantasia.
Ora è così facile perché sei così piccolo ma io vorrei davvero che tu continuassi a seguire la tua creatività, ovunque ti porti.
Vorrei darti la possibilità di sperimentare, guardarti sognare e non darti confini.
Mi aiuterai a chiudere nel tuo mobiletto il mio istinto razionale?
Mi aiuterai a cercare le forme tra le nuvole?

È curioso e dolce vederlo a poco più di due anni con in mano la fotocamera ridere ad ogni scatto del flash dopo aver detto "...ecco!!".
Come saremo ai suoi occhi dietro l'obiettivo, intenti a decorare l'albero di natale?
Penso a quando lo completeremo con i regali, di più penso al regalo che lui ci da quando ci mostra la più pura ed inarrestabile creatività.
Che meraviglia. Noi non sappiamo più cosa sia prigionieri dei nostri schemi mentali, della nostra necessità di semplificare la realtà assordante che ci circonda. A Lui tutto questo ancora non serve e tutto ciò che vuole, anzi pretende, è un foglio e dei pastelli così mille linee curve diventano un mondo in cui tuffarsi, a cavallo di una moto con le ruote che girano a tutta velocità.
Lui ci insegna che ogni oggetto ha un uso nascosto, tra le sue mani appaiono cose che noi non riusciamo a vedere.
Un giorno mi indicava le foglie e quando gli ho chiesto che cosa facessero, lui mi ha detto "piangono" ed io sono rimasto a pensare al motivo per il quale potessero piangere, mi sono chiesto cosa sentisse Lui.
Ti vorrei con me piccolo mio, quando lavoro il legno: vorrei regalarti percorsi immaginari e costruire i tuoi disegni, dare materia alla tua fantasia.
Ora è così facile perché sei così piccolo ma io vorrei davvero che tu continuassi a seguire la tua creatività, ovunque ti porti.
Vorrei darti la possibilità di sperimentare, guardarti sognare e non darti confini.
Mi aiuterai a chiudere nel tuo mobiletto il mio istinto razionale?
Mi aiuterai a cercare le forme tra le nuvole?
martedì 6 dicembre 2011
Un tavolino tutto speciale
Questo è un tavolo ricco di significato e valore per me.
E' il tavolo che ha segnato un momento molto importante: il mio primo lavoro dopo il corso di falegnameria artistica! Dopo mesi passati sperando di avere finalmente uno spazio a disposizione che sembrava non liberarsi mai e ormai il morale cadeva sempre più in basso, finalmente la scorsa estate ho avuto questo immenso regalo.
E' difficile davvero spiegare come scorra il tempo mentre si fanno queste cose, difficile esprimere il valore del tempo impiegato anche solo per portare a termine un piccolo particolare: è meraviglioso davvero vedere qualcosa prendere forma dal proprio lavoro, prendere consapevolezza della propria creatività e percepirla slegata da qualsiasi logica o progetto vivendola come un semplice fluire.
Questo tavolo in queste settimane mi ha fatto un nuovo dono: mi ha riportato nel laboratorio di Bioforme, dove lo sto completando, tra gli amici, il profumo del legno, della colla e la polvere e tanto altro ancora!
E' il tavolo che ha segnato un momento molto importante: il mio primo lavoro dopo il corso di falegnameria artistica! Dopo mesi passati sperando di avere finalmente uno spazio a disposizione che sembrava non liberarsi mai e ormai il morale cadeva sempre più in basso, finalmente la scorsa estate ho avuto questo immenso regalo.
E' difficile davvero spiegare come scorra il tempo mentre si fanno queste cose, difficile esprimere il valore del tempo impiegato anche solo per portare a termine un piccolo particolare: è meraviglioso davvero vedere qualcosa prendere forma dal proprio lavoro, prendere consapevolezza della propria creatività e percepirla slegata da qualsiasi logica o progetto vivendola come un semplice fluire.
Questo tavolo in queste settimane mi ha fatto un nuovo dono: mi ha riportato nel laboratorio di Bioforme, dove lo sto completando, tra gli amici, il profumo del legno, della colla e la polvere e tanto altro ancora!
giovedì 1 dicembre 2011
Mai dare un titolo a uno sfogo...
Oggi piccolo mio voglio parlarti di una cosa per me fondamentale e proprio per questo una cosa che non ha peso, prezzo, non ha forma ne materia.
Oggi voglio parlarti del merito.
Il merito è giustizia, non è un premio ma la semplice constatazione di una o più qualità di una persona, che può concretizzarsi in tanti modi.
Ma allora, se è così semplice, mi chiederai, a che serve parlarne?
In fondo è cosa ovvia, perché se una persona ha dei talenti non avrà fatica a metterli in mostra, tantomeno chi gli sta accanto non ne avrà a riconoscerli, a trovare il modo per renderli ancora più utile e se possibile a premiarli.
In tanti posti in questo mondo il merito è un dono, una cosa ricercata. In tanti posti, dove si da valore alla persona il merito è l'unità di misura per chi ha potere di fare delle scelte che riguardano il futuro delle persone.
Da queste parti di questi tempi il merito è qualcosa che invece fa paura.
Qui da noi fa paura dire a qualcuno "bravo!" oppure "ho deciso di premiarti per quello che hai fatto".
Qui da noi spesso è impensabile che ciò accada, perchè vi è una diffusa, triste convinzione che puoi far fare di meglio alle persone sono tenendole infelici.
La convinzione che ogni premio, ogni privilegio giustamente guadagnato diventino comodi guanciali nel letto della tranquilla sopravvivenza.
Qui da noi vi è una diffusa, triste convinzione che non si possa fare niente per passione ma solo per necessità.
Sei arrivato in un posto proprio strano piccolo mio...un posto che a raccontarlo sembrerebbe proprio una favola, perchè come tante favole anche qui regna l'assurdo ed il contraddittorio.
Questo è il posto in cui chi lotta per rimanere è costretto ad andare via e chi lotta per venire è spinto a tornare indietro e allora qui chi ci rimane?
E' il posto in cui c'è chi per trovare un lavoro è costretto a nascondere invece che a mostrare, perchè se non ti è permesso raggiungere ciò che sogni ti viene reso difficile anche poterti accontentare.
Se tu mi chiedessi oggi "allora tu cosa ci fai qui?" davvero ti giuro non saprei che cosa rispondere.
Fortuna che tu invece dormi e ancora non sai nulla di ciò che scrivo, che non ti accorgi del rumore dei tasti o di me che sto per venirti a guardare per avere un meraviglioso motivo per sorridere o per commuovermi un po'.
Oggi ti saprei dire solo "non lo so" perchè sono un po' stanco e triste di sentire cose assurde dagli altri: sento il racconto di un ragazzo nascosto nel bagno del posto dove lavora, piangere e pensare che dopo aver toccato il fondo più in basso proprio non si può andare e poi vedo accanto a me persone lavorare con dignità pur sapendo che saranno lasciate a casa nonostate i loro meriti, proprio quelli..., le loro qualità e il peggio è che di questi tempi ormai nessuno si indigna più e a chi lo vorrebbe è tolta la possibilità di farlo perchè costretto a lottare per la propria sicurezza, sempre più fragile e precaria.
Scrivo a te per dirti che se oggi dovessi lasciarti questo posto, se oggi fosse il tuo primo giorno in questa parte di mondo, ti direi di partire piccolo mio, di viaggiare per scoprire il mondo da te, di cercare la tua strada e di inseguire i tuoi sogni ovunque ti portino. Te lo direi straziato nel cuore, sebbene possa solo ipotizzare quanto insopportabile sarà la distanza.
Ma se tu volessi provare qui io potrei raccontarti di me e di quello che di buono ho scoperto tra mille cose storte. Potrei raccontarti di quante persone meravigliose ho incontrato nella mia strada e che con me ne hanno condiviso un pezzo chi più lungo o chi meno ma che in un modo o nell'altro hanno lasciato una traccia che non si cancellerà.
Ti direi di scoprire gli altri più che puoi, di farti raccontare la loro storia e raccontare la tua perchè ogni giorno che passa penso a quanto sia fondamentale avere un legame con le proprie radici per poterle condividere e di non dimenticarti mai di dire grazie per quel pezzo fatto insieme.
Oggi voglio parlarti del merito.
Il merito è giustizia, non è un premio ma la semplice constatazione di una o più qualità di una persona, che può concretizzarsi in tanti modi.
Ma allora, se è così semplice, mi chiederai, a che serve parlarne?
In fondo è cosa ovvia, perché se una persona ha dei talenti non avrà fatica a metterli in mostra, tantomeno chi gli sta accanto non ne avrà a riconoscerli, a trovare il modo per renderli ancora più utile e se possibile a premiarli.
In tanti posti in questo mondo il merito è un dono, una cosa ricercata. In tanti posti, dove si da valore alla persona il merito è l'unità di misura per chi ha potere di fare delle scelte che riguardano il futuro delle persone.
Da queste parti di questi tempi il merito è qualcosa che invece fa paura.
Qui da noi fa paura dire a qualcuno "bravo!" oppure "ho deciso di premiarti per quello che hai fatto".
Qui da noi spesso è impensabile che ciò accada, perchè vi è una diffusa, triste convinzione che puoi far fare di meglio alle persone sono tenendole infelici.
La convinzione che ogni premio, ogni privilegio giustamente guadagnato diventino comodi guanciali nel letto della tranquilla sopravvivenza.
Qui da noi vi è una diffusa, triste convinzione che non si possa fare niente per passione ma solo per necessità.
Sei arrivato in un posto proprio strano piccolo mio...un posto che a raccontarlo sembrerebbe proprio una favola, perchè come tante favole anche qui regna l'assurdo ed il contraddittorio.
Questo è il posto in cui chi lotta per rimanere è costretto ad andare via e chi lotta per venire è spinto a tornare indietro e allora qui chi ci rimane?
E' il posto in cui c'è chi per trovare un lavoro è costretto a nascondere invece che a mostrare, perchè se non ti è permesso raggiungere ciò che sogni ti viene reso difficile anche poterti accontentare.
Se tu mi chiedessi oggi "allora tu cosa ci fai qui?" davvero ti giuro non saprei che cosa rispondere.
Fortuna che tu invece dormi e ancora non sai nulla di ciò che scrivo, che non ti accorgi del rumore dei tasti o di me che sto per venirti a guardare per avere un meraviglioso motivo per sorridere o per commuovermi un po'.
Oggi ti saprei dire solo "non lo so" perchè sono un po' stanco e triste di sentire cose assurde dagli altri: sento il racconto di un ragazzo nascosto nel bagno del posto dove lavora, piangere e pensare che dopo aver toccato il fondo più in basso proprio non si può andare e poi vedo accanto a me persone lavorare con dignità pur sapendo che saranno lasciate a casa nonostate i loro meriti, proprio quelli..., le loro qualità e il peggio è che di questi tempi ormai nessuno si indigna più e a chi lo vorrebbe è tolta la possibilità di farlo perchè costretto a lottare per la propria sicurezza, sempre più fragile e precaria.
Scrivo a te per dirti che se oggi dovessi lasciarti questo posto, se oggi fosse il tuo primo giorno in questa parte di mondo, ti direi di partire piccolo mio, di viaggiare per scoprire il mondo da te, di cercare la tua strada e di inseguire i tuoi sogni ovunque ti portino. Te lo direi straziato nel cuore, sebbene possa solo ipotizzare quanto insopportabile sarà la distanza.
Ma se tu volessi provare qui io potrei raccontarti di me e di quello che di buono ho scoperto tra mille cose storte. Potrei raccontarti di quante persone meravigliose ho incontrato nella mia strada e che con me ne hanno condiviso un pezzo chi più lungo o chi meno ma che in un modo o nell'altro hanno lasciato una traccia che non si cancellerà.
Ti direi di scoprire gli altri più che puoi, di farti raccontare la loro storia e raccontare la tua perchè ogni giorno che passa penso a quanto sia fondamentale avere un legame con le proprie radici per poterle condividere e di non dimenticarti mai di dire grazie per quel pezzo fatto insieme.
martedì 15 novembre 2011
Non prendere da me!!
Davanti alle porte scorrevoli chiuse del supermercato, un uomo agita il braccio come a voler salutare i parenti che partono per una crociera in realtà non è preda di strane allucinazioni ma ha una ben nota sindrome, individuata in un libro di Stefano Benni: quella del cliente invisibile!
Inutile dire che quell'uomo sono io...
Non so come l'ho presa, non so nemmeno se la ho dalla nascita o è arrivata ad un certo punto, come gli acciacchi dell'età o l'allergia all'ambrosia.
Ricordo le sere passate nei locali affollati, i miei amici a divertirsi ed io davanti al banco sperando che prima o poi l'acrobatico barman di turno guardasse proprio me, mi indicasse col dito come a dire "è il tuo momento uomo!". Anche nei bar a volte entro per colazione e riesco a farla mentre gli altri prendono il crodino...e quanti passi avanti e indietro davanti a quelle porte col sensore che mi si chiudono davanti e non si vogliono aprire, una danza infinita fino a quando non arriva qualcun altro ad aprire per me.
Quante volte al ristorante i camerieri corrono come se il tavolo da cui li chiamo fosse celato da una parete specchiata, isolato come un bunker progettato per la guerra fredda.
Piccolo mio cresci ancora un po' e poi ti potrò portare con me.
Ti insegnerò a chiedere caffè e brioches, imparerai nomi di vini da aperitivo e decanterai il menù ad uno sbalordito cameriere: però giurami che non prenderai da me!
Inutile dire che quell'uomo sono io...
Non so come l'ho presa, non so nemmeno se la ho dalla nascita o è arrivata ad un certo punto, come gli acciacchi dell'età o l'allergia all'ambrosia.
Ricordo le sere passate nei locali affollati, i miei amici a divertirsi ed io davanti al banco sperando che prima o poi l'acrobatico barman di turno guardasse proprio me, mi indicasse col dito come a dire "è il tuo momento uomo!". Anche nei bar a volte entro per colazione e riesco a farla mentre gli altri prendono il crodino...e quanti passi avanti e indietro davanti a quelle porte col sensore che mi si chiudono davanti e non si vogliono aprire, una danza infinita fino a quando non arriva qualcun altro ad aprire per me.
Quante volte al ristorante i camerieri corrono come se il tavolo da cui li chiamo fosse celato da una parete specchiata, isolato come un bunker progettato per la guerra fredda.
Piccolo mio cresci ancora un po' e poi ti potrò portare con me.
Ti insegnerò a chiedere caffè e brioches, imparerai nomi di vini da aperitivo e decanterai il menù ad uno sbalordito cameriere: però giurami che non prenderai da me!
Il profumo del legno
Vorrei continuare a raccontare la strada che quel giorno mi ha portato li. Tempo prima avevo conosciuto l'amore per il legno scoprendone la sua più particolare caratteristica: il legno suona ed ogni essenza ha il suo suono, persino pezzi diversi di una stessa essenza possono avere un suono diverso.
Sognavo di fare il liutaio.
Sognavo meravigliose chitarre elettriche di colori ammalianti, fatte di legni esotici e con venature particolari come le forme del fumo di una candela appena spenta.
Mi sono scontrato con la realtà o meglio, ne ho scoperto le differenze dal sogno ed ho dovuto accettare di non avere il tempo ed i mezzi per raggiungere quell'obiettivo ma è stata una tappa senza la quale non sarei mai arrivato davanti a quella porta di ferro, quello strano pomeriggio e varcandola ho scoperto che il legno profuma. La vernice delle chitarre mi aveva privato di questa scoperta.

Poi è arrivato il momento di conoscere il mio maestro... Come mi fa specie chiamarlo così...del resto non si può rinchiudere in una rigida definizione chi è variegato per natura.
Lo ricordo bene quel primo giorno, mentre perfezionavo la mia iscrizione e lui veniva e mi faceva una domanda su di me per poi fuggire via e ritornare dopo un po' con una nuova.
Dopo di allora abbiamo fatto un pezzo di strada piena di momenti di crescita, confronto, momenti di sana e creativa stupidità. Negli innumerevoli incastri di tempo tra il lavoro e la vita ho realizzato che non ne avrò abbastanza per scoprire tutto quello che lui ha imparato, ne per rubargli ricordi di una vita che invece dovrebbe essere raccontata.
Sognavo di fare il liutaio.
Sognavo meravigliose chitarre elettriche di colori ammalianti, fatte di legni esotici e con venature particolari come le forme del fumo di una candela appena spenta.
Mi sono scontrato con la realtà o meglio, ne ho scoperto le differenze dal sogno ed ho dovuto accettare di non avere il tempo ed i mezzi per raggiungere quell'obiettivo ma è stata una tappa senza la quale non sarei mai arrivato davanti a quella porta di ferro, quello strano pomeriggio e varcandola ho scoperto che il legno profuma. La vernice delle chitarre mi aveva privato di questa scoperta.
Poi è arrivato il momento di conoscere il mio maestro... Come mi fa specie chiamarlo così...del resto non si può rinchiudere in una rigida definizione chi è variegato per natura.
Lo ricordo bene quel primo giorno, mentre perfezionavo la mia iscrizione e lui veniva e mi faceva una domanda su di me per poi fuggire via e ritornare dopo un po' con una nuova.
Dopo di allora abbiamo fatto un pezzo di strada piena di momenti di crescita, confronto, momenti di sana e creativa stupidità. Negli innumerevoli incastri di tempo tra il lavoro e la vita ho realizzato che non ne avrò abbastanza per scoprire tutto quello che lui ha imparato, ne per rubargli ricordi di una vita che invece dovrebbe essere raccontata.
domenica 13 novembre 2011
E intanto lui cresce...
Un mese e mezzo di vera e propria apnea. Un mese e mezzo passato correndo tra imprevisti belli e brutti che si incastrano o si scontrano, cercando di trovare un equilibrio temporaneamente stabile e confortante. Corre tutto e corre anche lui intorno al tavolo ed ogni giro è qualcosa in più: c'è una nuova parola, un nuovo scherzo, un nuovo gioco riservato alla mamma o al papà.
E mentre Lui lotta contro le parole di tre sillabe e le trasforma in due, che impara i nomi delle dita della mano, che dice no con la testa e si con la voce, che balla con gli Stones con la mamma e coi Beatles con papà attorno succedono cose strane e un po' pazze in un mondo che gira alla rovescia e che purtroppo non riusciamo a costruire come vorremmo perché siamo costretti a non rinunciare a nulla. Non possiamo costruire un mondo che non conosca la parola precarietà mentre speriamo di poter continuare a fare qualcosa che in fondo non ci piace ma non per questo possiamo perdere la speranza di poterla cominciare un giorno questa battaglia. Possiamo intanto imparare da Lui a sognare ad occhi aperti, immaginare un mondo favoloso da un disegno a pastelli e volarci dentro con un aereo di plastica colorata.

In ogni ballo abbracciati noi tre, ogni percorso alternato di baci, per ogni mano che va sopra quelle degli altri Lui continua a crescere e ad insegnarci qualcosa.
E mentre Lui lotta contro le parole di tre sillabe e le trasforma in due, che impara i nomi delle dita della mano, che dice no con la testa e si con la voce, che balla con gli Stones con la mamma e coi Beatles con papà attorno succedono cose strane e un po' pazze in un mondo che gira alla rovescia e che purtroppo non riusciamo a costruire come vorremmo perché siamo costretti a non rinunciare a nulla. Non possiamo costruire un mondo che non conosca la parola precarietà mentre speriamo di poter continuare a fare qualcosa che in fondo non ci piace ma non per questo possiamo perdere la speranza di poterla cominciare un giorno questa battaglia. Possiamo intanto imparare da Lui a sognare ad occhi aperti, immaginare un mondo favoloso da un disegno a pastelli e volarci dentro con un aereo di plastica colorata.
In ogni ballo abbracciati noi tre, ogni percorso alternato di baci, per ogni mano che va sopra quelle degli altri Lui continua a crescere e ad insegnarci qualcosa.
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